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Francesco Pischetola, fotografo di matrimoni a Napoli

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1Decidere a chi affidare il servizio fotografico per il proprio matrimonio è un passo importante per i futuri sposi. Le opzioni che si presentano loro sono davvero tante; tutto sta nel sapere cosa si desidera. L’ambiente della fotografia napoletana specializzata nel settore matrimonialista vede, tra i suoi esponenti, Francesco Pischetola. Francesco nasce come fotografo di cronaca e alcuni suoi lavori sono stati pubblicati sui maggiori quotidiani e riviste di tutto il mondo. Con occhio attento infatti egli sa cogliere il momento saliente di un evento, di una scena trasportandolo poi in immagini che raramente si dimenticano. Mai banale, mai scontato il suo lavoro si caratterizza per la capacità di rendere unico ogni istante. Ne consegue che i suoi servizi fotografici per i matrimoni hanno il sapore quasi di un reportage, una vera e propria cronaca della giornata; ripresi sono dunque anche momenti poco usuali in lavori di questo tipo: uno sguardo “rubato” tra i genitori della sposa, un momento di relax tra gli invitati… Per quanto riguarda i protagonisti dell’evento, essi saranno liberi di farsi ritrarre come e quando vogliono; e, per chi non ama posare, Francesco è il fotografo ideale perché saprà comunque trovare momenti opportuni durante i quali scattare le sue fotografie. La filosofia alla base del lavoro di Francesco Pischetola è proprio questa: gli sposi non sono dei modelli, delle superstar da ritrarre nei modi più inconsueti; il giorno del matrimonio per tante persone è comunque un evento importante nella sua “sacralità”, fatto di momenti da godere con semplicità e con spontaneità. E con enorme discrezione e rispetto delle esigenze degli sposi, Francesco affronta ogni volta una storia diversa; diversa perché ogni persona e quindi ogni unione rappresenta un mondo a sé, composto da mille sfumature che nelle fotografie di Francesco saranno tutte protagoniste…

Lista di nozze online

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lista nozze onlineQui su napolisposi abbiamo spesso decantato i vantaggi che possono derivare agli sposi se scelgono di optare per la lista di nozze, piuttosto che ricevere regali “a piacere” da amici e parenti, che frequentemente si rivelano poco graditi perché, ad onor del vero, non sempre è facile “azzeccare” i gusti della coppia. Senza parlare poi del fatto che molto spesso gli invitati non conoscono le reali esigenze degli sposi, né hanno mai visto la loro futura casa. In questi casi orientarsi e scegliere un regalo che faccia loro piacere può essere davvero un’impresa. Considerato poi che la spesa investita per un regalo ad un matrimonio non è mai irrilevante, appare davvero uno spreco (e di questi tempi sono sempre meno le persone che possono permetterselo!). Inoltre è bene che una coppia giovane inizi la propria vita coniugale con tutto ciò di cui ha realmente bisogno. La formula della lista di nozze, quindi, va incontro sia agli sposi che agli indecisi invitati; oltretutto in questo modo, non ci saranno antipatici doppioni o disequilibri inutili (ad esempio, tre servizi di bicchieri da cocktail e neanche uno di posate!). I futuri sposi campani possono rivolgersi all’azienda Celiento, nata circa sessant’anni fa, specializzatasi inizialmente nella fabbricazione di bomboniere. In seguito si è rivolta anche alla vendita di oggettistica per la casa, argenteria, complementi d’arredo e lampadari. Oltre 1000 mq di esposizione sono a disposizione della coppia, la quale, stimando in maniera più o meno approssimativa il numero di invitati riuscirà anche a stilare una corretta lista di nozze. Inoltre la ditta Celiento offre anche un utile vantaggio e cioè la lista di nozze online: gli invitati possono visionare l’elenco dal quale scegliere il regalo senza muoversi dalla propria casa, semplicemente visitando il sito internet. Da qui, muniti delle password che gli sposi forniranno loro, potranno fare tutti gli acquisti desiderati.
Il negozio si trova in S.S. 265 km 22 Maddaloni (Ce). Tel 0823.200.715

Scegliere la chiesa a Napoli

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SantaChiaraPrima di fissare la data delle nozze, è essenziale confermare la disponibilità della chiesa: andiamo perciò alla ricerca della chiesa tanto sognata. Laddove non si voglia celebrare il proprio matrimonio nella parrocchia di appartenenza (solitamente quella della sposa), allora le alternative sono davvero tante, a Napoli soprattutto. Ci sono chiese con elementi romanici, gotici, rinascimentali, dalle linee essenziali e al tempo stesso imponenti come la Chiesa di santa Chiara o quella di Sant’Eligio, presso la Piazza del Mercato. Ma Napoli è soprattutto famosa per le costruzioni barocche come la Chiesa del Gesù Nuovo, sita nell’omonima piazza, e che lascia un ricordo davvero indelebile in chi la visita. Ori, marmi finemente lavorati, stucchi dorati, imponenti tele e una meravigliosa cupola fanno della Chiesa del Gesù Nuovo un luogo stupendo. Anche la vicina Chiesa di san Domenico Maggiore, dalla famosa quanto scenografica scalinata che dà sulla piazza con l’obelisco, è un’opzione da prendere in considerazione. Resta inteso, naturalmente che non è la bellezza o l’importanza storica di una chiesa a rendere bello e speciale un matrimonio, ma in alcuni casi può aiutare a creare un’atmosfera particolare… In ogni caso è bene cominciare a contattare il parroco della chiesa designata un anno (se si tratta di luoghi “gettonati”) o qualche mese prima (per tutte le altre). Oltre alla piacevolezza del luogo, inoltre, gli sposi dovranno tenere in conto anche dell’altro: la vicinanza o meno della chiesa alla casa degli sposi, la spesa richiesta per i vari servizi, lo spazio sia per gli invitati che per il coro, eventuali limitazioni imposte dal parroco per le riprese fotografiche e la presenza di un parcheggio.

Il matrimonio induista

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tb_boda hinduBasato su una serie di pratiche sociali-religiose e di credenze che risalgono al 2000 a.C., il rito del matrimonio si esplica nel simbolo dell’unione rappresentata dalla samskara, cioè la fiducia sacra. Nel matrimonio, così come in tutte le manifestazioni della vita degli induisti, sono presenti i due pilastri fondamentali di questa religione: la reincarnazione e l’universalismo. Tutta la cerimonia gira intorno al brahmano, la massima autorità religiosa: l’induismo, infatti, crede nell’assoluto potere del dio Brahman. La cerimonia si svolge prestando attenzione a tutta una seria di simboli e pratiche che hanno come scopo quello di dare alla coppia insegnamenti circa la loro vita futura insieme. I  rituali di base di questa cerimonia sono: l’offerta al fuoco, solitamente di chicchi di grano (simbolo di un nuovo nucleo familiare che nasce) e i sette giri intorno al fuoco che i due sposi dovranno compiere con le loro vesti legate e intrecciate. Fatti i sette giri, avviene il canto del mantra e si leggono alcuni testi sacri per invocare le benedizioni per l’unione della coppia. Alla grande ricchezza spirituale e simbolica di questa cerimonia corrisponde un’altrettanta ricchezza materiale e di colori degli abiti degli sposi. La sposa veste spesso di rosso, con tanti ricami in filo d’oro e indossa tanti gioielli e perle di vetro. Lo sposo indossa l’abito della festa in cotono e ricamato. Al momento del loro incontro gli sposi si scambiano una corona di fiori, leggono alcuni passi sacri e a questo punto spesso si donano l’un con l’altra diversi amuleti. Lo sposo, come segno di accettazione della sua donna, pone una collane di fiori intorno al collo della sposa, come simbolo di fedeltà e di felicità. Inoltre, per indicare il nuovo stato di donna sposata, l’uomo tinge con un po’ di polvere rossa i capelli della donna. Una volta “ufficialmente” sposati, gli sposi vengono salutati e festeggiati dagli invitati con il beneaugurante lancio del riso, simbolo di prosperità.

E allo sposo chi ci pensa?

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op-matices01Si parla tanto dell’abito della sposa, ma anche la sua dolce metà, per quel giorno, è giusto che sia al massimo. Per quanto riguarda l’abbigliamento, in realtà, non vi è molta scelta: o il tight (sempre più di moda) o il vestito (giacca e pantalone). Il frac è meno adeguato nei matrimoni, a meno che il ricevimento non si svolga dalle sei del pomeriggio in poi. E, anche se tradizione vuole che gli sposi non vedano l’abito dell’una o dell’altro prima del grande momento, è bene comunque che una terza persona faccia da tramite per accertarsi che lo stile di entrambi non sia troppo discordante! Il tight è più classico e più elegante, adatto ai matrimoni un po’ più formali. La giacca è larga, meglio se di colore grigio antracite, abbottonata con un solo bottone,i pantaloni sono dello stesso colore con righine nere, il gilet è grigio. Sulla cravatta ci si può sbizzarrire giocando con le fogge e con i colori: se si preferisce spezzare un po’ l’austerità del tight, si può optare per cravatte dai colori vivaci, come un arancio o una allegra tonalità di viola. Per “rallegrare” il tutto, è concesso sostituire anche il classico gilet grigio con uno di un altro colore, magari con motivi fantasiosi. Il vestito classico è il capo d’abbigliamento più scelto dai futuri sposi. Naturalmente non può essere quello comunemente usato tutti i giorni; questo deve sapersi distinguere per eleganza e soprattutto per la qualità. Anche in questo caso si può divertire con i dettagli, con cravatta e gilet colorati o a pois. Il tutto deve avere sempre però come effetto finale un’impressione di eleganze e raffinatezza. C’è poi chi invece sceglie il frac che, come abbiamo detto, etichetta vuole che si indossi solo di sera e solo se tutta l’ambientazione è particolarmente formale. Ovvero dovrebbero indossarlo anche gli invitati, ed è per questo che solitamente esso viene indossato da esponenti di famiglie particolarmente benestanti o dalle nobili origini. Il frac si distingue dal tight perché la coda della giacca è a punta invece che rotonda e non vi si abbina la cravatta, ma il papillon nero e grande. In ogni caso, quale che sia l’abito che si sceglie, da non dimenticare sono i gemelli, la cintura e il fiore da mettere nel taschino o all’occhiello. Per gli sposi più raffinati non possono mancare cappello e guanti. Le scarpe devono essere sempre nere, mai marroni, con punta rotonda e lacci per il tight e a punta stretta meno formale per il vestito; i calzini neri, larghi e rigorosamente di seta.

Sacchettini Altromercato

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37074Una simpatica quanto gradita consuetudine, che sembrava scomparsa, è quella di distribuire confetti agli ospiti del proprio matrimonio prima che essi lascino la festa. Il più delle volte è la sposa che, aiutata dalla mamma e/o dalla suocera, passa tra gli invitati e con un cucchiaio ne offre una manciata per ciascuno. Se però alla tradizione si vuole unire anche un nobile intento si può sostituire la classica posata con dei sacchettini; in particolare con quelli dell’associazione Altromercato. ll Consorzio Altromercato è la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale in Italia e la seconda a livello mondiale e gestisce le tante Botteghe del Mondo, cioè quegli esercizi commerciali dove si possono acquistare oggetti e prodotti alimentari provenienti dal Sud del mondo ed essere sicuri che chi ha lavorato tali bei sarà adeguatamente retribuito. E’ noto, infatti, che in paesi in cui la legislazione a favore dei più deboli è, per così dire, molto leggera, i soprusi per chi non ha mezzi per difendersi sono all’ordine del giorno. Altromercato dunque si fa garante affinché non solo questi lavoratori siano  giustamente pagati per il loro lavoro, ma anche che vengano tutelati i loro diritti. Per questo, in un clima tanto spensierato e festoso come quello di un matrimonio, perché non prevedere una piccola spesa in più che potrà però portare un po’ di sostegno a chi davvero ne ha bisogno. I sacchetti per confetti di Altromercato, poi, sono davvero belli. Provenienti dal Bangladesh, dall’India, dalla Thailandia e dal Nepal  (e tanti altri paesi) sono realizzati in juta, in cotone, in foglia di palma ma anche in buri, in carta di riso o in ferro. Dal semplice sacchettino in cotone colorato a scatoline cilindriche in carta naturale, dal cestino di perline in sisal alle borsine in buri con bottoncini, la scelta è immensa. Il costo di ogni pezzo è realmente basso, da circa due a massimo cinque euro. Insomma, un impegno economico non particolarmente elevato a fronte di un gesto dal significato tanto importante.

Per il matrimonio più dolce

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vesuvietto_bigCi sono persone che sanno rinunciare a tante cose, che magari non hanno vizi di sorta, come il bere o il fumare, ma davanti ad un pezzo di cioccolato non sanno proprio dire di no. E se questa passione per il più dolce tra gli alimenti è condivisa con la propria metà, allora noi di napolisposi proponiamo alcuni spunti per quelle coppie che desiderano fare di questo piacevole nutrimento il protagonista della propria festa. Innanzitutto alcune premesse: è bene che ci si trovi in autunno o in inverno, perché come si sa alla bontà del cioccolato corrisponde una sua intrinseca deperibilità molto rapida e il caldo è un suo acerrimo nemico. Inoltre, un buffet che “sappia” solo di cioccolato, è opportuno che lo si offra in pomeriggio inoltrato, almeno dalle 18 in poi. Dunque, a questo punto, ci si può sbizzarrire con la fantasia. Grandi vassoi d’argento che recano piccoli cioccolatini deliziosi, sontuose coppe che contengono cioccolata caldo e piccole vasche con la bevanda ad uno stato un po’ più denso nella quale immergere croccanti pezzi di frutta. I napoletani sono particolarmente fortunati: sin dalla fine dell’Ottocento possono gustare i prodotti della ditta Gay Odin trapiantata nel capoluogo campano direttamente da Alba, cittadina piemontese (regione celebre in tutto il mondo per la sua perizia nella fattura del cioccolato). In effetti, la presenza degli eleganti negozi Gay Odin non sfugge a nessuno, perché oltre ad essere  gustose le piccole delizie della fabbrica hanno anche una forma e una fattura decisamente artistica e dalla sicura riuscita estetica. Pensiamo ai golosi diamanti, cioccolatini con all’interno crema di nocciole, mandorle, zucchero e latte; o ai celebri foresta, pezzetti di cioccolato al latte in scaglie, alle ghiande e noci, piccole cialde a forma di ghiande farcite con una pasta di latte, nocciole e mandorle. Ma anche alle cozze e alle ostriche rispettivamente fatti di impasto di mandorle, latte e maraschino le une, di cialda a forma di ostrica farcita con una mousse di panna, nocciole e mandorle le altre. Anche per sorbire un buon liquore ci si può avvalere dei prodotti Gay Odin; parliamo dei simpatici bicchierini, cioccolati nati con lo scopo precipuo di contenere bevande alcoliche esaltandone il sapore. Come ricordo per gli ospiti, infine (insieme, o per i più arditi, al posto dei confetti) consigliamo i vesuvietti: scenografiche riproduzioni del vulcano napoletano che racchiudono una crema di mandorle, nocciole, cioccolata e zucchero.